Cataletto

Marco Pino Marco di Giovan Battista dal Pino (Siena, 1521 – Napoli, 1583)

Predica del Battista olio su tela, cm 53 x 36

Battesimo di Cristo olio su tela, cm 53 x 36

Cristo morto sorretto da angeli olio su tela, cm 53 x 36

Le tre tele provengono anticamente dalla Confraternita di S. Giovannino alla Staffa in Pantaneto. Con l’abolizione della confraternita nel 1785, cessata la funzione per cui erano stati dipin­te, le tele furono separate dalle testate del cataletto e incorniciate in forma di quadretti. L’operazione fu condotta applicando la vecchia tela centinata a nuovi telai, fortunatamente senza danneggiare i dipinti e senza intervenire con ridipinture. Passarono quindi nella sala superiore del Palazzo Pubblico (sono menzionate ancora nella sede della confraternita nell’edizione del 1784 della guida di Giovacchino Faluschi, ma mancano nell’accurata descrizione dei locali della Compagnia contenuta nell’edizione del 1815 della stessa guida). È probabile che in questi frangenti venisse posta sul telaio l’i­scrizione che si legge ancora oggi. Nel 1812 Luigi De Angelis le vide nella nuova collocazione e poté inserire «tra le opere che avrebbero dovuto formare la nascente pinacoteca» «certe tavolette da bara che stavano nelle stanze del pubblico Palazzo spettanti al nostro Marco Pino»; il progetto non andò però a buon fine, e poco dopo il Romagnoli le descrisse («quattro quadretti, che molto hanno del vasaresco»), dandone l’iconografia e, con una certa approssimazione, anche le misure (tre quarti di braccio per più di mezzo braccio, che corrisponderebbero in realtà a cm 45 x 29,8), nella collezione del dottor Giuseppe Belli, dove, a suo dire, erano arrivate «non si sa come, nel tempo della prima gallica invasione», cioè in epoca napo­leonica. Già a quei tempi, il pannello con la Concezione non era più insieme agli altri. Rimaste nascoste per due secoli in collezioni private, le tele ora sono in condizioni di conservazione straordinarie e mostrano intatta la qualità delle migliori realizzazioni dell’artista, dove la pittura condotta con risolutezza, tutta di prima, con supre­ma scioltezza e rapidità, si sposa perfettamente con l’elaborata ele­ganza del disegno. Sono state acquistate nel 2006 dalla Fondazione Mps da una collezione privata.

I tre dipinti, recano sul telaio un’iscrizione a pennello, probabilmente settecentesca o dei primi anni dell’Ottocento, che li dice “di Marco da Siena”. L’antica attribuzione può essere accolta agevolmente, senza alcun margine di dubbio: il Cristo morto sorretto dagli angeli segue la medesima invenzione già nota per diversi altri esem­plari; il Battesimo di Cristo costituisce una evoluzione del tema già sviluppato dall’arti­sta in due tavole napoletane; anche la Predica del Battista, per la quale non si conoscono precedenti così immediati, presenta più di un punto di contatto col modo in cui Marco Pino aveva affrontato il tema in un episodio secondario dipinto sul fondo della grande tavola con il Battesimo, già ricordata, di San Giovanni dei Fiorentini, ma anche con altre composizioni note della maturità dell’artista. Il formato centinato e le ridotte misure sono quelle caratteristiche dei dipinti che ornavano le due facce di ogni testata dei ‘cataletti’ o ‘bare’ utilizzati per le cerimonie funebri delle confraternite: una tipologia particolarmente fortunata a Siena, nella quale si provaro­no tutti i maggiori pittori attivi in città nel XVI secolo. Il supporto tessile, raro per Marco Pino, che preferisce generalmen­te la tavola, fu qui adottato forse per favorire il trasporto di opere che dovevano viaggiare per arrivare a destinazione: sappiamo infat­ti che le quattro tele furono eseguite dal pittore in Napoli e da lì spedite a Siena.

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