Maddalena

Rutilio Manetti (Siena 1571-1639)

Santa Maria Maddalena che legge, 1620-1621 circa

Olio su tela, cm. 110x85,5

Il dipinto, di evidente aderenza al naturalismo caravaggesco, fu eseguito da Rutilio Manetti intorno agli anni venti del Seicento quando, maturando un’evidente svolta stilistica, si adeguò alle nuove soluzioni luministiche proposte dal maestro lombardo. 

Il pittore, considerato uno dei massimi pittori toscani dell’inizio del XVII secolo, fu influenzato dalla pittura caravaggesca, fungendo inevitabilmente da tramite per la diffusione di questo stile in terra senese. La Santa è rappresentata all’interno di una buia caverna  mentre, completamente assorta, sta meditando un testo sacro. Le posizioni delle braccia, l’una che sostiene la testa e l’altra che cinge il libro, mettono in evidenza uno stato di meditazione dal quale la santa è completamente rapita. La luce scende dall’alto attraverso un fascio luminoso che evidenzia la corporatura della fanciulla, la sua pelle diafana, il manto rosso. Il teschio sulla sinistra che  appare come un memento mori di straordinaria crudezza è realizzato con nitidezza e ottima resa pittorica nell’intercedere delle complesse forme della struttura cranica e delle sue cavità. Lo sfondo scuro mette in risalto i colori caldi ed i toni vibranti e rimarca la rappresentazione castigata e seria della penitente coperta solamente dal manto e dalla folta e lunga capigliatura. Il dipinto è stato realizzato probabilmente per il cardinale Del Taja alla cui famiglia è appartenuto fino alla sua recente vendita nel 2005. Questo giustifica la sua elegante cornice coeva e il tono pacato della composizione che in altri casi è affrontato in modo più sensuale.

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