IL PALAZZO

L'EDIFICIO

Palazzo Sansedoni è l'edificio più rappresentativo dell’architettura privata del Trecento per le dimensioni, l’adesione agli stilemi senesi e la posizione dominante tra Piazza del Campo e la via Francigena. Fu fondato da una famiglia di origine ghibellina dedita all’attività bancaria e fortemente impegnata nella vita politica della città. Intorno al 1243 fu eretta l’antica torre che, insieme alla casa torre, ultimata nel 1339 ad opera di un gruppo di costruttori ai quali faceva capo Agostino di Giovanni in stile gotico, rappresentavano un' unitarietà strutturale nell’utilizzo del mattone fino dalla fondazione. La maestosa facciata in laterizio sulla Piazza risale a una ristrutturazione settecentesca in stile neogotico a opera dell'architetto Ferdinando Ruggieri.

In seguito all’acquisto della famiglia dei palazzi adiacenti, furono allineati tre diversi edifici che dettero luogo a quello attuale dalla particolare facciata curvilinea, che segue l'andamento della piazza. Nel 1760 i Sansedoni depositarono due perizie che affermarono che i lavori di ristrutturazione nel palazzo accanto avevano creato dei danni strutturali al loro edificio, segnatamente alla torre. Tra indagini e perizie, l’idea era quella di salvaguardare la torre come simbolo famigliare, cittadino e civico: tuttavia, la famiglia dovette accettare le disposizioni del tribunale di biccherna che, il 17 marzo 1760, chiese di abbattere la torre. La distruzione iniziò ad aprile ed era conclusa ad ottobre: fu realizzata, sulla sua base, una terrazza coperta tutt’ora agibile dalla quale si ammira un bellissimo panorama della città.

LA CAPPELLA

La Cappella è dedicata alla memoria del Beato Ambrogio Sansedoni (1220-1286) e fu fondata nel 1691, anno in cui iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’antica casa torre, su impulso e desiderio del cavaliere gerosolimitano Rutilio Sansedoni (1648-1716) che volle così perpetuare la memoria del suo insigne e misericordioso avo. Stilisticamente si può considerare come il più straordinario episodio barocco presente a Siena. L’aspetto policromo scelto dagli scalpellini medicei che curarono il progetto,  è sicuramente particolare: tra i materiali sfarzosi, vengono impiegati per le colonne il marmo rosso di Francia, il broccatello di Spagna, il giallo di Siena, il mischio di Seravezza. La cappella è inoltre caratterizzata da un particolare rilievo d’altare marmoreo di Giuseppe Mazzuoli (1694).

Nelle pareti laterali sono esposti sei rilievi bronzei (1720) che raffigurano la Vita del beato Ambrogio Sansedoni realizzati dagli scultori Massimiliano Soldani Bensi e Giovan Battista Foggini. Il soffitto è affrescato dal pittore fiorentino Anton Domenico Gabbiani (1697) e rappresenta il Beato Ambrogio Sansedoni che affida la città di Siena alla protezione della Madonna.

LE SALE E GLI AFFRESCHI

Alla morte di Rutilio Sansedoni, avvenuta nel 1716, i fratelli Ambrogio e Orazio si occuperanno di sovrintendere ai lavori di adeguamento dell’antico Palazzo al gusto corrente chiamando ad intervenire nelle volte i pittori pisani Giuseppe (1673-1747) e Francesco Melani (1645-1642) che affrescarono la scala di accesso alla cappella, l’anticappella, la biblioteca, il salotto delle porcellane, l’alcova e la camera di Alessandro.

Nel 1739 i Sansedoni acquistarono il palazzo adiacente, Casa Campioni, recante la torre di Roccabruna. Questo consentì di ampliare la dimora verso ovest, raddoppiandone sostanzialmente il volume. L’architetto fu scelto dal panorama artistico fiorentino: Ferdinando Ruggieri, allievo del Ferri, fine conoscitore della maniera architettonica cinquecentesca e già collaboratore della chiesa di San Filippo Neri a Firenze, di San Giovanni in Laterano e membro dell’Accademia di Firenze.
Nel maggio 1743 si decise di far arrivare a Siena due artisti fiorentini Giandomenico Ferretti e Pietro Anderlini, rimarcando l’indirizzo filo-granducale sempre espresso dai Sansedoni. I due artisti decorarono il salone principale, la Galleria, la camera di Roccabruna, la Toelette, la camera delle Allegorie e la camera delle stagioni.

Nel 1757 i Sansedoni acquistarono l'adiacente Casa Tolomei e la ristrutturarono con stucchi neoclassici dipinti in oro e delicati colori pastello.  

Le Scale della Cappella

Sul soffitto del nuovo scalone, i Melani dipinsero il Il beato Ambrogio che accoglie i pellegrini a ricordo del beato che accoglieva i pellegrini presso porta San Maurizio e li conduceva presso la propria casa: il dono dell’accoglienza si contrappone all’usura contro la quale il beato si scagliava nelle sue prediche. Ancora oggi, tutti i 20 marzo, in ricordo dell’anniversario della sua morte, vengono celebrate delle funzioni in suo onore e donato il pane benedetto.

Anti Cappella

Nell’anticappella, i fratelli Melani riuscirono a modificare illusionisticamente la struttura ‘gotica’ della stanza, trasformandola in uno splendido atrio colonnato. Le architetture dipinte di Francesco circondano le figurazioni di Giuseppe Melani, che dipinge la Meditazione seduta su una nube, la quale conduce un’anima al Paradiso. Accanto, la Fede è affiancata da tre angioletti che sorreggono le tavole della legge, l’Innocenza da un agnello, la Speranza vestita di verde. Nelle pareti sono raffigurati motivi tratti dall’Antico Testamento.

La "sala delle porcellane"

La cosiddetta stanza delle porcellane fu affrescata nel 1727. In alto è raffigurato Giove assiso sulle nubi con l’aquila e l’eternità, intenta a incoronare la Virtù. Accanto, Mercurio e la Dottrina. Verso la facciata, la Virtù (coronata di alloro, con elmo e lancia) è insieme a Cupido che, armato di frecce, scaccia la Vendetta (ammantata di rosso) e la Libidine.

La stanza dell'alcova

La camera da letto è caratterizzata dalla struttura ad Alcova il cui arco è sormontato da un grande stemma dell’Ordine di Malta. Francesco Melani raffigurò la Nobiltà (la donna togata) che esce dal tempio recante un bimbo per offrirlo a Minerva, ritratta a sedere sulle falde del Parnaso. Accanto, Ercole con la clava e le Virtù. Sullo sfondo, Pegaso guida il carro di Apollo. Bacco, seduto su una roccia, è intento ad allietare il proprio corteo composto da un leopardo, due amorini, le menadi e un satiro che suona il flauto. Proseguendo, nell’angolo Apollo è raffigurato circondato dalle Muse. Al centro, Amore Virtuoso porge corone di lauro alla fama, gli amorini reggono un labaro con l’effige dell’ordine di Malta e due medaglioni con i ritratti dei mitici progenitori della famiglia Sansedoni. Infine, i Melani rappresentano l’allegoria dell’Invidia con un serpente, il Tempo che doma la Gioventù e i suoi genietti, intenti a bruciare le frecce dell’Amore Profano, il putto che fugge. Chiude la scena l’Eternità, con un’armilla in mano.

La stanza di Apollo

Nella stanza successiva caratterizzata da un grande camino di marmo rosso di Francia dove è appoggiato un capofuoco in ferro battuto con l’iscrizione ALESSANDRO SANSEDONI 1752 il Melani rappresenta il Trionfo della Virtù presso il Tempio d’Ercole. La Virtù viene raffigurata come una donna, incoronata d’alloro, sopra ad un carro trascinato da ghirlande di fiori, mentre viene omaggiata con fiori e frutti. Nel cielo, si distinguono Apollo, Diana e le Ore. L'affresco, eseguito nell'estate del 1727, fu l'ultima opera dipinta dai Melani per il palazzo senese.

La stanza di Athena

Il soffitto del piano nobile reca Il parto di Giove, dalla testa del quale, percossa con la scure da Vulcano, si vede Minerva armata. Accanto, Giunone, il genio alato e in basso le tre grazie. Amore, Psiche – con le ali da farfalla – insieme ad un pavone e una divinità, forse Giunone. Eros e due putti che reggono i suoi attributi: l’arco e la fiamma della passione. Il salone fu inaugurato il 6 febbraio 1746 per il matrimonio di Giovanni con Porzia Gori Pannilini. In loro onore ci furono tre giorni di festa nel Campo, culminati con una Pallonata organizzata dalla Congrega dé Rozzi e una festa di Carnevale nel salone del Palazzo.

La Galleria

Nella galleria, Ferretti realizza la Gloria di Ercole dopo le fatiche. Il Semidio (il putto che regge la pelle di leone) è portato in cielo dall’ Eternità e da Minerva; a fianco è ritratto Ganimede con la coppa e Mercurio. Pan e i suoi aiutanti assistono alla scena, mentre i geni della Musica suonano. Giunone, contraria al Semidio fugge. Anteo e il Centauro sono ritratti morenti.

La camera di Roccabruna

Nel soffitto della camera di Roccabruna è raffigurata L' Allegoria della Notte: Notte al chiaro di luna sopra il carro, accompagnata da Eolo e dai venti. Di fronte, il Sonno come un giovane che riposa e sullo sfondo il Ratto di Proserpina, a simboleggiare cosa può accadere nelle ore notturne quando è bassa la vigilanza. Il Sonno dorme sotto la fiaccola del chiaro di luna.

Le stanze degli stucchi

Per i decori degli interni delle nuove sale, al posto dei cicli di affreschi si preferì, in linea con la moda corrente, una decorazione con stucchi dorati su superfici tinteggiate a colori pastello terminate intorno al 1780.

La camera delle Allegorie

In quella che era una delle camere, nel soffitto, è dipinta l'Allegoria della scultura che regge una statua, quella dell'architettura con disegno di edificio e di fronte l'Allegoria della pittura con la tavolozza e i pennelli. Queste sono sovrastate dalla Fama con la tromba e da una figura alata che rappresenta l'Allegoria dell'Immortalità. Adiacente vi è il cosiddetto Gabinetto della Toelette dove sono raffigurati Imeneo e Amore.

La camera delle stagioni

Nella Camera del camino, viene raffigurata la Gloria di Apollo con le stagioni. Apollo guida il carro attraverso il cielo, tenendo in mano una statua recante le Tre grazie. La lira, attributo canonico, è retta da uno dei putti; accanto, Cupido & le sue frecce. L’Estate è raffigurata come un vecchio con la falce in mano. Alla sinistra, due giovani soffiano sull’inverno, un vecchio dalla barba bianca che si scalda le mani sulle braci. L’autunno, invece, è una figura con l’olivo in mano e le messi. La primavera è simboleggiata da Flora, sdraiata insieme a due fanciulle, una delle quali sorregge una cornucopia.