gli artisti
Giovanni Duprè
(Siena 1817–1882)
Giovanni Duprè ricevette i primi rudimenti del mestiere dal padre, ebanista, e completò la sua formazione presso l’Accademia di Siena. Dal 1840 si stabilì a Firenze, dove fu allievo di Luigi Magi e, con l’appoggio di Lorenzo Bartolini, divenne docente di scultura all’Accademia (1843).
Il suo esordio è segnato dall’Abele morente (1842), opera che suscitò numerose polemiche ma fu apprezzata da Bartolini. Nello stesso anno modellò il Caino: entrambe le sculture sono oggi conservate all’Ermitage, mentre a Palazzo Sansedoni si conserva un bozzetto in terracotta del Caino, di dimensioni ridotte rispetto all’originale.
Le critiche subite in quell’occasione, insieme all’incontro con Tommaso Minardi e Pietro Tenerani avvenuto in occasione del suo soggiorno romano (1844-45) determinarono la svolta purista dell’arte di Duprè. Ne sono esempio le sculture Dante e Beatrice (1843), il Sonno dell’innocenza (1844-45, Museo dell’Opera del Duomo di Siena) e il monumento a Pio II (1843-50), in cui il naturalismo dei primi lavori viene temperato e si accentuano i significati etici e morali.
Dalla metà degli anni Cinquanta, in sintonia con le tendenze francesi dei “néo-grecs”, Duprè intraprese una stagione neoellenistica, con figure caratterizzate da un modellato morbido e sensuale, lontane dalle astrazioni puriste, come testimonia la Baccante stanca (1857). Questa svolta fu alimentata anche dal viaggio a Napoli del 1853, durante il quale studiò attentamente le opere classiche conservate nei musei della città.
Negli anni Sessanta Duprè sperimenta una libera commistione di stili, come nella Pietà (1862), dove la perfezione “pagana” del Cristo si unisce a una Madonna ispirata al Seicento. Nel decennio successivo, segnato dalla perdita della figlia Luisina e della moglie, la produzione rallenta e l’artista si concentra su opere di intensa spiritualità.
A Siena, il nome di Duprè è legato alla Contrada dell’Onda: presso il Museo della Contrada si conserva un importante nucleo di gessi.


