gli artisti

sano di pietro

(Siena, 1406 – 1481)

Ansano di Pietro di Mencio, fu uno dei pittori più prolifici e di maggiore successo della Siena quattrocentesca.

La formazione avvenne presso Sassetta, con il quale collaborò a lungo, probabilmente come assistente di bottega, ereditandone committenze ed il ruolo di primo piano dopo la sua morte nel 1450. Già dagli anni Quaranta le fonti documentano numerosi incarichi, sia pubblici sia privati, che testimoniano il suo rapido affermarsi.

Il prestigio raggiunto gli valse la chiamata, accanto ad altri pittori senesi, al cantiere del Duomo di Pienza, dove nel 1462 realizzò una delle pale d’altare volute da papa Pio II per il nuovo edificio rinascimentale. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre a Siena ci si orientava sempre di più verso il linguaggio rinascimentale promosso dal Vecchietta, da Francesco di Giorgio e da Neroccio di Bartolomeo, Sano continuò a coltivare un registro figurativo nostalgico, molto apprezzato soprattutto dagli ordini religiosi cittadini.

Il suo stile germinava da una fedele osservazione dei grandi modelli trecenteschi, in particolare Simone Martini e i fratelli Ambrogio e Pietro Lorenzetti, rielaborati con uno spirito devozionale e una straordinaria perizia tecnica, soprattutto nella resa dei fondi dorati. La sua pittura, dal linearismo elegante e dalla ricchezza cromatica, si impose come una sorta di grammatica figurativa accomodante, talvolta ripetitiva ma sempre capace di intercettare il gusto del pubblico fedele alla tradizione e alla continuità identitaria della scuola senese.

Sterminata fu la sua produzione di pale d’altare e piccoli manufatti devozionali, che resero la sua bottega uno dei centri più vitali della Siena quattrocentesca. Negli ultimi anni di attività la sua vena creativa mostrò un certo irrigidimento stilistico e una ripetitività quasi seriale, ma senza intaccare il suo ruolo autorevole nella società senese.

Sano di Pietro morì a Siena nel1481 e fu sepolto nella chiesa di San Domenico, accanto ai familiari. Fu ricordato come «pictor famosus et homo totus deditus Deo», sottolineando quella devozione che traspare con costanza nelle sue opere.