gli artisti
vico consorti
(Semproniano 1902 – Siena 1979)
Vico Consorti nasce a Semproniano, in Maremma. Grazie al sostegno del padre, si trasferisce a Siena nei primi anni Venti per studiare all’Accademia di Belle Arti, dove è iscritto tra il 1919 e il 1926. Durante la formazione è allievo di Fulvio Corsini, tra gli scultori più in vista nel panorama cittadino, la cui influenza si riflette nelle sue prime opere, che oscillano tra simbolismo tardo Liberty, un trattamento espressionista della materia e un pacato naturalismo.
Nel 1926 si stabilisce a Roma per frequentare la Scuola dell’Arte della Medaglia. Nella capitale, grazie ai contatti con gli artisti attivi a Villa Strohl-Fern, rinnova il proprio linguaggio alla luce di una rilettura moderna della tradizione classica.
Pur vivendo nella capitale, torna spesso a Siena, dove partecipa al clima di rinnovamento promosso dalla rivista “La Diana” (1926–1934), intrecciando rapporti con figure influenti come Dario Neri, Aldo Lusini e Guido Chigi Saracini. In questo contesto, Consorti svolge un ruolo riconosciuto nell’aggiornamento delle arti applicate senesi, ancora legate allo storicismo ottocentesco, introducendo un linguaggio Déco.
Nonostante il successo conseguito, il suo impegno in questo ambito cessa nei primi anni Trenta, quando si dedica stabilmente alla scultura, lavorando in numerosi cantieri di regime in tutta Italia. Sono anni di intensa attività, segnati anche dalla partecipazione a concorsi banditi dallo Stato fascista e a importanti rassegne espositive.
Nel secondo dopoguerra, estraneo ai dibattiti sempre più orientati verso l’astrazione, Consorti resta fedele all’arte figurativa. In questo periodo trova nella Chiesa il suo principale interlocutore, ottenendo commissioni di rilievo, tra cui la prestigiosa porta vaticana, che gli apre la strada a ulteriori incarichi ecclesiastici.
Tra il 1952 e il 1956 si trasferisce a Bogotá, in cerca di nuovi sbocchi professionali. Qui il suo stile figurativo è apprezzato e premiato con diverse commissioni.
Rientrato in Italia, in un panorama artistico ormai distante dal linguaggio a cui è rimasto fedele, trova ancora una volta un porto sicuro nella sua Siena, dove si spegne nel 1979.


