gli artisti
Matteo di Giovanni
(Borgo San Sepolcro, c. 1425-1430 – Siena, c. 1495/1497)
Matteo di Giovanni si formò a Siena nella prima metà degli anni Trenta, probabilmente sotto l’influenza del pittore Pietro di Giovanni Ambrosi e di Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta. La sua prima attività documentata risale al 1452 e segna l’inizio di una carriera caratterizzata da commissioni pubbliche e private che lo portarono a operare per importanti istituzioni senesi e per il cantiere del duomo di Pienza.
Lo stile di Matteo si distingue per la sintesi tra la tradizione senese e le innovazioni rinascimentali. Dall’osservazione della lezione di Donatello, filtrata attraverso l’insegnamento del Vecchietta, sviluppò una resa monumentale e volumetrica delle figure, elaborata in chiave personale. La sua tavolozza si caratterizza per colori luminosi, metallici, che conferiscono alle figure allungate e sinuose un’eleganza raffinata e ricercata, tipicamente senese.
Il 1470 segna l’inizio di un decennio di grande rilevanza, con opere come l’imponente polittico per la cappella Della Ciaia a S. Maria dei Servi (Siena, Pinacoteca nazionale). Quest’opera riassume le esperienze accumulate fino a quel momento, reinterpretando con sensibilità personale i moduli decorativi del Trecento senese.
Negli anni successivi, supportato da una bottega sempre più ampia, Matteo realizzò numerose opere di piccolo formato e cassoni nuziali, sempre contraddistinti da una raffinata eleganza. A Siena ricevette importanti commissioni, tra cui il perduto baldacchino per il pulpito di Nicola Pisano (1482).
La sua abilità tecnica, la capacità di integrare tradizione e modernità e l’ampio riconoscimento da parte di committenze civili e religiose fecero di Matteo di Giovanni uno dei principali pittori senesi del Quattrocento, in grado di esercitare un ruolo autorevole nella società artistica della città fino agli ultimi anni della sua attività.


